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Alcune puntuali considerazioni sulla nomina del direttivo del LAC

October 8, 2016

Credo che in pochi abbiano capito cosa sia veramente successo lunedì e martedì sera nel Consiglio comunale di Lugano in occasione della discussione sulla nomina del Consiglio direttivo del LAC (il nuovo polo culturale). A sproposito alcuni hanno parlato di “caos”, “pasticcio”, “teatrino”, ecc. Avendo assistito alle sedute vorrei fare alcune considerazioni del tutto personali.

 

Cos’è il Consiglio direttivo del LAC?
Per rispondere a questa domanda bisogna consultare lo Statuto dell’Ente autonomo di diritto comunale LAC Lugano Arte e Cultura approvato dal Consiglio comunale il 14 marzo di quest’anno. Compiti del Consiglio direttivo sono (art. 10) sovrintendere alla direzione (al cui vertice c’è il canadese Michel Gagnon) e vigilare sugli affari dell’amministrazione. I membri del Consiglio direttivo non sono chiamati a fare cultura (organizzare concerti, spettacoli o mostre), ma devono gestire il contenitore, cercare i mezzi finanziari necessari, costruire relazioni con istituzioni culturali analoghe, ecc., affinché la direzione del LAC possa allestire un programma di richiamo. In pratica il Consiglio direttivo è un po’ come il presidente di una squadra di calcio che deve permettere al proprio allenatore (Gagnon) di preparare un gruppo di giocatori per partecipare al campionato.
Questo Consiglio direttivo deve essere composto: dal capodicastero e dal direttore delle Attività culturali della Città (cioè il municipale Roberto Badaracco e Lorenzo Sganzini, entrambi PLR), dal capodicastero Finanze (il municipale Michele Foletti, Lega) e da altri due membri nominati dal Consiglio comunale. Queste cinque persone avranno poi il compito di nominare altri due, tre o al massimo quattro membri.
È pure importante sottolineare come per Statuto tutti i membri del Consiglio direttivo non ricevono alcuna rimunerazione.

 

I candidati
Il Municipio della scorsa legislatura, prima dell'approvazione dello Statuto, aveva individuato quali candidati da sottoporre al Consiglio comunale Giovanna Masoni e Giovanni Crameri (entrambi PLR); il nuovo Municipio, anche a seguito del nuovo Statuto (che dà competenze al Consiglio comunale e definisce le competenze richieste ai membri del Consiglio direttivo), ha cambiato idea e scelto Roberto Grassi (PPD) e Patrizia Pesenti (PS, ma proposta dalla Lega). La candidatura della ex-vicesindaca Masoni è quindi stata portata in Consiglio comunale dal gruppo PLR.
Nessun altro partito è stato in grado di avanzare delle candidature. Per nascondere questa evidente pecca PS e UDC hanno poi denunciato la politicizzazione delle cariche. Quasi che questa non sia una conseguenza inevitabile dello Statuto (anche da loro accettato): se infatti sono il Municipio prima e il Consiglio comunale poi, attraverso i propri rappresentanti, a dover avanzare delle candidature, come si può anche solo pensare che i diversi candidati non vengano immediatamente associati ai gruppi politici che li hanno proposti? Il PPD, con grande coerenza, essendo sempre stato per una diversificata rappresentatività di pensiero (fondamentale soprattutto in ambito culturale), ha presentato la candidatura di Roberto Grassi (CEO di Fidinam, console di Francia, determinante nel far ritornare a Lugano la compagnia di Daniele Finzi Pasca). Grassi risponde perfettamente ai criteri voluti dallo Statuto perché è indubbiamente una personalità che dispone di “comprovate competenze in ambito di gestione e finanze” (art. 8 cpv. 4).
La candidatura Masoni, a mio modesto avviso, non si discute, tranne che per un aspetto. Le è giustamente stato riconosciuto il merito di essere riuscita con grande determinazione (con il sostegno dei colleghi di Municipio e di diversi consiglieri comunali di tutti i partiti) a portare a compimento un progetto difficile come quello del LAC. E mi sembra importante sottolineare il sostegno attivo da lei dato anche a tante altre istituzioni culturali cittadine. Ma proprio l’ostracismo nei suoi confronti da parte della Lega (che rappresenta comunque una parte importante dell'elettorato luganese), avrebbe dovuto farla desistere dalla scelta di entrare nel Consiglio direttivo: e ciò all’unico fine di cercare di creare il massimo consenso possibile attorno al LAC. Personalmente non ho per nulla apprezzato la scelta di Patrizia Pesenti (di cui non metto in questione le qualità) di farsi sostenere non dal suo ma da un altro partito (lo stesso che l’ha duramente contestata durante i suoi anni in Consiglio di Stato unicamente perché di sinistra).
Va comunque rilevato come (tranne che per il PS, lacerato appunto dalla candidatura Pesenti e che ha scelto inizialmente di abbandonare l’aula) tutti i candidati siano stati ritenuti idonei al ruolo e nessuno ne abbia messo in dubbio la personalità.

 

Una procedura di voto estremamente complessa
Il bravissimo presidente del Consiglio comunale, Michel Tricarico (PPD), ha preparato minuziosamente l’esame di questa trattanda in collaborazione con la Cancelleria comunale. Pertanto con largo anticipo e a più riprese è stata consultata la Sezione degli Enti locali, stabilendo una precisa procedura di voto, estremamente complessa, che è stata sottoposta al Municipio e a tutti i capigruppo. 
Nessuno l’ha contestata. Questa procedura nel corso della seduta è poi stata rigorosamente seguita e a ogni passo discussa con i capigruppo e spiegata ai consiglieri comunali. Tutto si è svolto regolarmente, ancorché lentamente. Dapprima è stata approvata la richiesta di voto segreto (presentata dalla Lega). Quindi sono stati accettati in blocco i tre candidati richiesti dallo Statuto (Badaracco, Foletti, Sganzini). Poi è stata distribuita la scheda di voto sulla quale figuravano insieme (su esplicita richiesta del PLR) i nomi dei tre candidati in lizza per i due posti a disposizione. Poiché c’erano più proposte, si applicano le disposizioni proprie alle cosiddette votazioni eventuali (si veda quanto indicato nel Regolamento di applicazione della Legge organica comunale, art. 9, e da Eros Ratti, Il Comune, vol. I, pp. 442-444). Il conteggio dei voti favorevoli (Grassi 20, Masoni 21, Pesenti 27) ha portato all’esclusione di Grassi: il quale ha comunque raggiunto un buon risultato (va considerato che i Consiglieri comunali PPD presenti erano otto) e soprattutto goduto verosimilmente del sostegno di deputati di tutti i partiti. A questo punto la procedura di voto prevede che vi sia una votazione finale con indicazione dei favorevoli, contrari e astenuti. Se ne potrà discutere all’infinito, ma è il Regolamento di applicazione della Legge organica comunale che richiede questo passaggio. Potrà non piacere ad alcuni deputati e giornalisti, ma di qui non si scappa! Questa votazione ha bocciato la candidata Masoni (22 voti contrari e 20 favorevoli). Da qui il tentativo del PLR di invalidare tutta la procedura di voto. Il Consiglio comunale ha giustamente respinto questa istanza. Il PLR deciderà se interporre ricorso al Consiglio di Stato.

Io mi auguro che non lo faccia, perché si rischia d’incancrenire una situazione conflittuale che evidentemente non può fare del bene al LAC.
Sorvoliamo su diversi altri passaggi e votazioni e arriviamo all’ultima votazione, nella quale, sempre a scrutinio segreto, il Consiglio comunale è stato chiamato ad esprimersi in blocco sui nominativi di Badaracco, Foletti, Pesenti e Sganzini (gli unici ad aver raccolto i necessari consensi): anche in questo caso sono prevalsi i voti contrari (25) su quelli favorevoli (22), facendo cadere il tutto.

 

Conclusioni
Ho letto molte critiche al sindaco, al presidente del Consiglio comunale, ai consiglieri comunali, ai partiti, ai candidati, allo Statuto, alla procedura di voto, ecc. A mio avviso - e spero di essere riuscito a dimostrarlo - si tratta perlopiù di critiche ingiustificate. È stata una vera fortuna che a dirigere il Consiglio comunale ci sia stato Michel Tricarico. Da ingegnere è abituato ad affrontare i problemi in anticipo e a studiare le soluzioni per risolverli con l'aiuto di esperti (in questo caso la Cancelleria e la SEL). Con un altro al suo posto, credo che saremmo ancora fermi alla seconda votazione...
Se c’è voluto così tanto tempo (quattro ore) per decidere su quel punto all’ordine del giorno è perché la procedura di voto era estremamente complessa e perché PLR e Lega sono venuti in seduta a farsi la guerra.  Ma ci si dovrebbe pure chiedere per quale motivo alla fine il Consiglio comunale ha preferito far cadere tutto. Io ritengo che abbiano fatto bene, poiché un Consiglio direttivo così composto (da persone competenti ma senza un consenso e dunque un sostegno generalizzato) rischiava di essere una soluzione dannosa per il polo culturale luganese. E forse, a mente fredda, lasciate decantare le emozioni, anche le due candidate dovrebbero fare una personale riflessione. Pesenti si è presentata senza il sostegno della propria area di appartenenza. Masoni non ha raccolto il consenso né del Municipio né del Consiglio comunale. Se anche riuscissero prima o poi a entrare nel Consiglio direttivo del LAC, non rischiano di trascinarsi dietro inutili rancori? A mio avviso, entrambe, nell’interesse della cultura, dovrebbero fare un passo indietro.
Se c'è una lezione da trarre da questa vicenda è che i due partiti maggiori devono avere maggiore considerazione per gli altri partiti presenti nel Consiglio comunale e tornare a collaborare con loro. La campagna elettorale è finita. Ed è necessario ritrovare una certa concordanza, soprattutto sui temi. La popolazione (con tante persone e famiglie in difficoltà), lo stato finanziario della Città (con un debito pubblico di un miliardo di franchi), i progetti in cantiere (polo scientifico, congressuale, sportivo) lo esigono.

Claudio Giambonini

 

(Articolo apparso su "Popolo e Libertà" il 7 ottobre 2016)

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