Intervento sulla mozione “onorevoli sì o no”

Francesca Bordoni Brooks

Sono relatrice del rapporto di maggioranza, redattrice Alessandra Noseda-Fontana, che respinge la mozione ma vorrei qui evidenziare come il rapporto di minoranza favorevole alla Mozione citi La Rivista di diritto amministrativo e tributario ticinese, II – 1995 di Eros Ratti. Bene, il signor Ratti è stato così gentile da inviarmene una copia e salta all’occhio come, molto curiosamente, il rapporto di minoranza ne tralasci alcuni brani e conclusioni.
Inoltre, sempre molto curiosamente, il rapporto di minoranza è identico alla risposta del Consiglio di Stato alla mozione Nova del 1999, a firma di Marco Borradori, così identico da comprendere lo stesso errore (signore al posto di cittadino).
Per tornare all’oggetto:
A partire dall'Atto di mediazione (1803) che diede origine al Cantone Ticino, i membri del Gran Consiglio e del Piccolo Consiglio venivano apostrofati con l'aggettivo di "cittadino". Questo si spiega con il fatto che, e cito il Rapporto della Commissione delle Petizioni, relatore Davide Enderlin Senior, del 1980: - Il primo atto del neo costituito Gran Consiglio (1803) fu quello di rendere doveroso e riconoscente omaggio a Napoleone Bonaparte, mediatore. Il Bonaparte rispose ringraziando, i “Citoyens, Président, et membres du Petit e Grand Conseil du Canton du Tessin”.
E cito Ratti: “Si può pertanto dire che già con la nascita della nostra repubblica è nato, contemporaneamente il titolo: cioè in questo caso l’aggettivo per qualificare, distinguere, marcare e onorare senza sottintesi, quelle persone che in libere elezioni sceglieva per la conduzione responsabile della cosa pubblica.
Per disciplinare in modo specifico le titolature da attribuire alle differenti autorità nasce il nel 1815, la Legge sulle titolature, secondo la quale viene abrogato il titolo di "cittadino" a favore di nuovi aggettivi quali "illustrissimo" o "illustre signore".
Nel 1830 il Parlamento ticinese decide di abrogare la Legge sulle titolature con due considerazioni, la prima: che l’attribuire ai membri di diverse autorità costituite i titoli “d’illustrissimi” e simili ha provocato abusi nell’uso dei titoli stessi; la seconda: che i titoli non sono in armonia con la società repubblicana. E così legifera che, dall’abrogazione, -li membri di tutte le autorità costituite non avranno altro titolo che quello di “signori”-.
Pur tuttavia, a partire dal 1830 si assiste, sfogliando gli atti del Gran Consiglio, all'uso, anche se abbastanza irregolare, di appellativi quali "onorevole" o "onorevolissimo" o ancora "signoria vostra Onorevolissima" e ciò senza che sia mai stata varata una legge in tal senso.
Di nuovo Ratti: abbiamo rilevato, con non poca sorpresa che il titolo (onorevole) appare già subito nel messaggio governativo N.1 del 1831, quindi a sei mesi dall’abrogata legge sulle titolature.
Sempre secondo Ratti (RDAT II 1995, pag. 343) l'aggettivo "onorevole" "non è tanto un titolo con le caratteristiche, le finalità e il significato molto cari al legislatore d'inizio '800, ma piuttosto un segno per marcare con rispetto quel cittadino che, per nomina o per elezione, si è assunto l'onere e l'onore di rappresentare e servire i suoi simili nella gestione della cosa pubblica". Egli ricorda inoltre che una seconda spiegazione dell'utilizzo del titolo citato la si trova nel significato inteso dalla gente, che si rivolge ad una persona "degna di onore" per la carica che copre. Si tratta quindi "di un'espressione volontaria e spontanea per marcare un rapporto che si ritiene doveroso e giusto ancorché cordiale e rispettoso" (cfr. RDAT 1995 II, pag. 344).

Nelle sue conclusioni Eros Ratti ritiene che "nella misura in cui il titolo è entrato nell'uso comune e corrente è da considerare regola consuetudinaria (…) d'applicare con la dovuta serietà evitando di stabilire artificiose graduatorie e tenendo sempre presente che in uno Stato federativo come il nostro è degno di considerazione tanto il politico che si occupa del suo Cantone quanto quello che si occupa del suo Comune" (cfr. op. cit. pag. 344).

Per terminare cito le belle Osservazioni del Municipio del 1980 alla Mozione Gilardoni: “ I rapporti umani sono conditi anche di parole cortesi <..> senza quelle sarebbe come una vita senza un sorriso, la cosa peggiore che potrebbe capitare.
 




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